Mirò e Munch: due mostre alla Promotrice delle Belle Arti di Torino

Vi è mai capitato di osservare un’opera d’arte ed essere sopraffatti da una forte emozione?

Beh, a me (e immagino a molti di voi) capita spesso.

È affascinante immaginare che tanti anni prima una certa opera era nelle mani dell’artista che la stava realizzando e in quel preciso momento è invece di fronte ai propri occhi. Può sembrare una cosa banale, ma in realtà è incredibile.

Torino è una città molto fortunata perché di mostre meravigliose ne ospita tante. Dal 14 marzo fino al 29 giugno alla Promotrice delle Belle Arti trovate ben due esposizioni: quella di Miró, nella quale potrete ammirare tantissimi dei suoi lavori più riconoscibili, e quella di Munch, che vi farà fare letteralmente un viaggio multimediale attraverso le sue creazioni.

MIRÓ – L’Arte della Meraviglia

Una mostra interamente dedicata all’arte grafica di uno dei Maestri indiscussi del Novecento. L’esposizione conduce nel mondo incantato dell’artista catalano, in cui colore, segno e immaginazione si fondono per creare opere che superano i limiti della forma tradizionale, rendendo l’arte accessibile a tutti.

Le tecniche utilizzate sono la litografia, l’acquaforte e la serigrafia. La grafica non è infatti solo una tecnica, ma uno spazio di libertà e sperimentazione, un mezzo per esprimere una visione che trascende l’immagine stessa. Le opere grafiche esposte testimoniano la ricerca incessante di Miró di nuove forme e linguaggi, oltre a rappresentare una porta d’accesso privilegiata al suo mondo interiore. La mostra presenta oltre 150 opere grafiche che abbracciano l’intera carriera dell’artista, dalle prime sperimentazioni fino ai lavori più maturi.

 Ci racconta meglio la curatrice Francesca Bogliolo, a cui abbiamo posto qualche domanda.

Quali opere possiamo trovare in questa mostra?

Questo percorso rappresenta il rapporto di Miró con la poesia, sono opere grafiche strettamente legate a opere letterarie, ci sono delle interpretazioni di Miró di opere poetiche, letterarie, che poi possono diventare anche opere teatrali. Poi c’è una sala che amo molto, Quelques fleurs pour des amis, una sala dedicata a una sorta di giardino destrutturato, sono tutte opere che realizza per i suoi amici. Sotto alle opere ci sono delle dediche, tra cui anche nomi famosi, come la figlia di Chagall, proprio perché Miró scrive il libro Lavoro come un giardiniere e per un’edizione speciale realizza queste opere che regala ai suoi amici.

Dove avete reperito le opere?

Sono di un collezionista privato, che ringraziamo particolarmente, e dal mio punto di vista sono molto interessanti perché sono di periodi diversi.

L’opera o il periodo che piacerà particolarmente al pubblico?

È molto dura, perché sono rappresentativi. Uno potrebbe essere Le lézard aux plumes d'or, che vuol dire “la lucertola dalle piume dorate”, è un titolo fantastico che richiama anche una sensazione malinconica. Miró in realtà era un uomo da una parte involontariamente ironico e dall’altra consapevolmente drammatico, quindi da questo equilibrio nascono delle cose meravigliose. Quest’opera è interessante perché ci sono gli elementi di Miró più caratteristici: i colori primari, le stelle, una certa dimensione dell’universo che può richiamare le costellazioni, gli omini, forme biomorfiche stilizzate... Un altro lavoro che può piacere molto è Quelques fleurs pour des amis.

 

Oltre alle opere, potrete trovare la sala della meraviglia, il luogo in cui il visitatore vive a pieno, con una percezione multisensoriale, la dimensione magica e onirica di Miró. L’atelier dell’artista permette al pubblico di giocare su lavagne magnetiche con i simboli più iconici e distintivi dello stile di Miró, si può inoltre accedere al laboratorio didattico e rispondere ai quesiti posti da Quizmó, un gioco interattivo.

MUNCH – I Colori dell’Anima

Una mostra che racconta a 360 gradi il mondo di Munch, con un’esplorazione nell’inconscio di ognuno di noi. L’esposizione è dedicata all’artista ipnotico conosciuto in tutto il mondo per L’Urlo, diventata immagine iconica dell’arte. La forza della tecnologia attuale, unita a uno stile unico di denuncia e di rottura degli schemi artistici del passato, rendono l’esposizione un’esperienza indimenticabile.

Visitando la mostra, si inizia con la conoscenza della vita di Munch, con la sua timeline, per far comprendere al pubblico i fatti più salienti che hanno condizionato la sua vita e la sua arte, rendendolo il “pittore dell’anima”. A partire dalla sua infanzia, offuscata dalla malattia, dal lutto e dal terrore di ereditare una condizione di psicosi mentale che si era di frequente presentata nella sua famiglia. A seguire, un doppio percorso di virtual reality. Da un lato si consentirà al visitatore, comodamente seduto su sgabelli girevoli, di vedere con gli occhi di Munch e di vivere il suo rapporto tormentato con il mondo femminile. Dall’altro lato, in un’altra stanza, una vera e propria experience nel Metaverso: in un percorso all’impiedi, indossato l’oculus VR Quest 3, il pubblico potrà muoversi, camminare e agire all’interno del labirinto mentale dell’artista. Nella medesima stanza viene presentata anche l’installazione Sotto un altro sguardo: la visione di Munch. In mostra vengono sistemati dei binocoli speciali che consentono al visitatore di vedere nella stessa maniera dell’artista, per dare un’idea realistica di cosa percepiva Munch mentre dipingeva.

Una curiosità che potete trovare all’interno della mostra: dei cartelloni con l’elenco di alcuni degli artisti che sono stati influenzati dall’arte di Munch. Quello che mi ha colpito di più è Shigetaka Kurita, l’inventore delle emoji. Tante altre esperienze vi aspettano.

Due mostre che vi regaleranno grandi emozioni e che vi faranno entrare a pieno nella vita di questi due rinomati artisti.

 

                                                                                                                                                                                                Paola Giannessi